Cardinale Koch: Laudato si' culmine di un percorso ecumenico

Il Cardinale Kurt Koch, Presidente del Pontificio Consiglio per la promozione dell'unità dei cristiani, Il Cardinale Kurt Koch, Presidente del Pontificio Consiglio per la promozione dell'unità dei cristiani,

“La collaborazione e le buone relazioni tra Chiesa di Roma e quella di Costantinopoli possono trovare oggi con l’enciclica di Papa Francesco una buona continuazione e possono aiutare molto nel contesto ecumenico”. Lo spiega il cardinale Kurt Koch in un’ampia intervista all’Osservatore Romano. Certamente la Laudato Si’ tocca un tema fondamentale per le Chiese: “La tematica del creato e della sua salvaguardia indubbiamente accomuna tutti i cristiani”, ha spiegato il presidente del Pontificio Consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani.

D’altronde “Dio è il Creatore, recita il primo articolo della professione di fede”. Seppure, ha aggiunto, “è chiaro che l’enciclica non si rivolge soltanto ai cristiani, ma a tutti gli uomini”. Tuttavia, ”i cristiani, però, hanno una grande responsabilità nei confronti di questa tematica”.

Papa Francesco completa un percorso. “Forse è utile vedere il creato e tutto ciò che ruota intorno a esso in un contesto più ampio, perché già da tempo è al centro del dialogo ecumenico – spiega il porporato -. Ricordo solo la prima assemblea ecumenica europea svoltasi nel 1989 a Basilea, dove si discusse di pace, di giustizia e di salvaguardia del creato. In questo contesto, l’enciclica può aiutare ad approfondire gli sforzi avviati in precedenza”.

E poi, aggiunge, “è interessante notare che nell’introduzione Papa Francesco menzioni i Pontefici che hanno lavorato su questo tema: Giovanni XXIII, Paolo VI, Giovanni Paolo II, Benedetto XVI. Vengono poi citati il patriarca Bartolomeo e san Francesco d’Assisi. Non dobbiamo dimenticare che esisteva una grande collaborazione tra Benedetto XVI e il patriarca Bartolomeo”.

“Mi ricordo – continua Koch - che Papa Ratzinger invitò il patriarca alla dodicesima assemblea generale ordinaria del Sinodo dei vescovi sul tema «La parola di Dio nella vita e nella missione della Chiesa», svoltasi nell’ottobre 2008. Bartolomeo intervenne al Sinodo con un discorso su parola di Dio e salvaguardia del creato”.

“Aver trovato una data comune per la salvaguardia del creato — anche in attesa di stabilire una data comune per la Pasqua, come ha auspicato di recente lo stesso Pontefice — è un bel segno per il mondo ecumenico – commenta il cardinale al giornale vaticano -. È stata una bellissima idea quella del Patriarcato ecumenico di dedicare una giornata alla salvaguardia del creato, scegliendo una data particolarmente significativa”.

“Infatti – aggiunge -, il 1° settembre è l’inizio del nuovo anno liturgico nella Chiesa di Costantinopoli, come per noi lo è la prima domenica di Avvento. Papa Francesco era molto favorevole all’iniziativa e adesso anche la Chiesa cattolica ha proposto qualcosa di simile; ed è chiaro che non si è voluto scegliere una data diversa da quella del patriarcato ecumenico”.

Il porporato ribadisce alcuni fondamenti di dialogo: “Dobbiamo renderci conto che il dialogo ecumenico si sviluppa su vari livelli: ecumenismo della carità, delle relazioni amichevoli, della teologia, della cultura e della collaborazione. Ritengo molto importante approfondire il dialogo fatto di collaborazione per difendere la dignità dei poveri. È su questo punto che il rapporto di amicizia e di scambio tra Chiese sorelle può essere fruttuoso”.

Perché c’è un “pericolo” per il creato: “esso necessita di protezione per evitare la sua distruzione”. E “coinvolgere l’umanità in questa azione è perciò una grande sfida per tutti i cristiani”. E nel campo ecumenico, ci sono “nuove sfide da affrontare, in particolare, a livello etico. Infatti, tra i cristiani, purtroppo, esistono grandi differenze sulla bioetica, sull’etica della sessualità nel contesto di gender. Nella nostra società moderna è molto importante ritrovare l’unità su questi temi, perché se i cristiani non possono parlare a una sola voce su argomenti fondamentali come questi, si rischia che la voce cristiana diventi sempre più debole. In questo senso l’enciclica può aiutare a trovare un’intesa comune”.

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