Proprio mentre il Cardinale Angelo Becciu sta dicendo che, se avesse mai sospettato che monsignor Alberto Perlasca stesse nascondendo qualcosa, questo sarebbe dovuto andarsene, lo stesso monsignor Perlasca entra da una porta laterale dell’aula polifunzionale dei Musei Vaticani che fa da aula di tribunale, zainetto di pelle sulla spalla destra. Alla sua vista, il promotore di Giustizia Alessandro Diddi ne fa notare la presenza, mettendo in luce come potesse essere un problema, essendo anche un testimone. E il presidente del Tribunale Giuseppe Pignatone lo invita subito a lasciare l’aula, cosa che monsignor Perlasca fa piuttosto di malavoglia.
Ci sono anche momenti di tensione, nella seconda parte dell’interrogatorio del promotore di giustizia vaticano Alessandro Diddi nei confronti del Cardinale Angelo Becciu. Perché a un certo, dopo che il Cardinale ha detto di non ricordare una circostanza, il promotore di giustizia ha commentato “lei finge di non ricordare”, e a quel punto Giuseppe Pignatone, presidente del Tribunale vaticano, ha sospeso l’udienza.
Una dichiarazione spontanea fiume di due ore e mezza, un interrogatorio lungo che ancora non è terminato, e una costituzione di parte civile un po’ a sorpresa: la quattordicesima udienza del processo sulla gestione di fondi della Segreteria di Stato è tutto centrato sull’interrogatorio del Cardinale Angelo Becciu, sotto accusa per peculato che sarebbe avvenuto nei tempi in cui era sostituto della Segreteria di Stato, ma a prendere la scena è la decisione di monsignor Alberto Perlasca, già capo dell’amministrazione della Segreteria di Stato vaticana, di costituirsi parte civile.
L’Autorità di Informazione Finanziaria ha sempre agito secondo le sue prerogative, supportando la Segreteria di Stato quando questa ha fatto richiesta di valutare la ristrutturazione dell’investimento sul palazzo di Londra, e anche sottolineato la fattibilità di un prestito dell’Istituto delle Opere di Religione alla Segreteria di Stato per poter rimodulare l’oneroso mutuo acceso per la gestione dell’immobile. Ma non ha mai superato le sue prerogative, mai è entrato in conflitto di interessi, e soprattutto mai ha approvato formalmente una decisione, che poteva spettare solo all’organo di governo.
Non ci sarà l’interrogatorio del Cardinale Angelo Becciu il prossimo 7 aprile, per indisponibilità dell’avvocato, e non c’è stato oggi l’interrogatorio dell’ex direttore dell’Autorità di Informazione Finanziaria Tommaso Di Ruzza. Udienza fiume di sette ore, oggi, per il processo sulla gestione dei fondi della Segreteria di Stato, che ha al centro la vicenda dell’investimento della Segreteria di Stato in un palazzo a Londra.
Papa Francesco voleva che ci fosse una trattativa per prendere il controllo del palazzo di Londra al centro del processo, che per questo si sono avuti rapporti con il broker Gianluigi Torzi per rilevare le 1000 azioni del Palazzo che questi aveva mantenuto e che erano le uniche con diritti di voto, che dallo stesso Papa è arrivato l’input a chiudere la trattativa pagando il meno possibile.
Il Cardinale Angelo Becciu, da sostituto della Segreteria di Stato, ha sottotlineato di aver inviato 125 mila euro alla diocesi di Ozieri solo per motivi di carità, e ha respito le affermazioni dei promotori di giustizia vaticani che mettevano in luce al limite un conflitto di interessi per aver giovato suo fratello, che era il direttore della Caritas.
Dopo sette mesi, il processo vaticano sulla gestione dei fondi della Segreteria di Stato entra nel vivo. Si comincia il prossimo 17 marzo, con un interrogatorio al Cardinale Giovanni Angelo Becciu, ma solo limitatamente ai fondi arrivati in Sardegna alla diocesi di Ozieri e alla cooperativa Spes. Poi, il 18 marzo, con la presentazione degli atti e dei documenti, e così via, due udienze consecutive ogni due settimane, fino ad esaurimento, a partire dai testimoni chiesti dal Promotore di Giustizia vaticano.
Si deciderà domani se il processo sulla gestione dei fondi della Segreteria di Stato andrà avanti, e secondo quale calendario. Dopo una ottava udienza durata 3 ore e 20 minuti, in cui sono state analizzate le ultime eccezioni di nullità, sono state ascoltate le parti civili ed è stato garantito diritto di replica al promotore di Giustizia, il presidente del Tribunale vaticano Giuseppe Pignatone, come previsto, si prende mezza giornata per rispondere. Ma, e lo fa mettere agli atti, non ritiene che le difese abbiamo fatto “ostruzionismo fino ad ora”, rispondendo direttamente ad una accusa, indiretta ma nemmeno velata, di aver rallentato la giustizia avanzata da una delle parti civili citando un discorso di San Giovanni Paolo II alla Rota Romana.
Tutto rinviato al 18 febbraio. La sesta udienza del processo che riguarda la gestione dei fondi in Segreteria di Stato, è iniziata con due ore e dieci di ritardo perché nella mattinata sono state depositate da parte del Promotore di Giustizia le richieste di citazioni in giudizio delle cause che erano state originariamente stralciate dal procedimento, e il presidente ha “semplicemente firmato”, firmando il nuovo rinvio a giudizio alla data del 18 febbraio prossimo, in cui si riuniranno i due tronconi del processo.
Tutti gli interrogatori videoregistrati del processo sulla gestione di fondi in Segreteria di Stato devono trascritti entro il 10 gennaio 2022. A quel punto, ci sarà il 25 gennaio un’altra udienza, con la speranza che anche le quattro posizioni stralciate dal processo rientrino nei binari o ne escano definitivamente, per poi presumibilmente entrare nel vivo del processo già a febbraio. Il presidente del Tribunale vaticano, Giuseppe Pignatone, calendarizza così i prossimi appuntamenti del processo che si sta celebrando in Vaticano.
“Monsignore, non c’entra niente. Noi prima di fare quello che siamo facendo siamo andati dal Santo Padre e abbiamo chiesto cosa è accaduto”. Lo dice il promotore di Giustizia Diddi in un interrogatorio a monsignor Alberto Perlasca, che è stato direttore dell’ufficio amministrativo della Segreteria di Stato per 12 anni. E la registrazione di questo breve scambio è stata portata oggi nell’aula del Tribunale, nella terza udienza del processo sulla gestione dei fondi della Segreteria di Stato. Un processo che non è ancora cominciato, e “chissà quando comincerà”, ha chiosato ironicamente il presidente del Tribunale Vaticano Giuseppe Pignatone. Perché oggi sono state presentate altre eccezioni e richieste di invalidità, e la decisione sarà comunicata l’1 dicembre.
La richiesta di definire la posizione di monsignor Albero Perlasca. L’ordine di depositare tutti gli atti, incluse le intercttazioni. La parziale restituzione degli atti all’Ufficio del Promotore di Giustizia perché vengano rifatte le indagini, come richiesto dallo stesso promotore. Nella terza udienza sul processo della gestione dei fondi della Santa Sede, il presidente del Tribunale, Giuseppe Pignatone, decide di fare una parziale marcia indietro. Non c’è dichiarazione di nullità per la citazione in giudizio, come richiesto ieri dagli avvocati, né c’è un “reset” totale con restituzione degli atti all’accusa, come chiesto dal promotore di Giustizia. Ma c’è la considerazione della fondatezza di alcune eccezioni presentate dagli avvocati, con la decisione di ricominciare da zero per sanare eventuali posizioni.
Domani mattina, Giuseppe Pignatone, presidente del Tribunale Vaticano, risponderà a tutte le eccezioni sollevate dagli avvocati difensori dei dieci imputati del processo sulla gestione dei fondi della Segreteria di Stato, e valuterà se accettare o meno la proposta del promotore di giustizia. Gli avvocati notano vari vizi procedurali, e chiedono la nullità della citazione in giudizio. Il promotore di Giustizia, invece, propone addirittura che gli atti siano restituiti al suo ufficio, per ripartire da zero e procedere di nuovo agli interrogatori.
Dieci imputati, tra i quali un cardinale. Un investimento finanziario che è finito del turbine di indagini per presunti crimini di estorsione e peculato. Diversi ex funzionari della Santa Sede a processo. Un monsignore collaborazionista. Il processo che riprende in Vaticano il 5 ottobre ha tutti gli elementi di una storia investigativa da romanzo. Ma, al di là della narrativa e dell’indiscutibile interesse mediatico, il processo presenta anche una serie di temi che vanno molto al di là dei fatti contestati. E che potrebbero persino incidere sul futuro della Santa Sede.