Roma , lunedì, 31. marzo, 2025 12:30 (ACI Stampa).
“Durante un concerto a Monaco di Baviera diretto da Leonard Bernstein, al termine dell'ultimo brano, una delle cantate di Bach, sentii, non per ragionamento, ma nel profondo del cuore, che ciò che avevo ascoltato mi aveva trasmesso verità, verità del sommo compositore, che mi spingeva a ringraziare Dio. Accanto a me c'era il vescovo luterano di Monaco e spontaneamente gli dissi: “Sentendo questo si capisce: è vera la fede così forte, e la bellezza che esprime irresistibilmente la presenza della verità di Dio”, così si esprimeva Papa Bendetto XVI sulla musica del noto compositore Johann Sebastian Bach.
Fra le duecento cantate di Bach quella più cara a Papa Benedetto XVI, forse, era quella composta per la 27ª domenica dopo la Trinità, Wachet auf, ruft uns die Stimme BWV 140 , l'ultima prima dell'Avvento nell'anno liturgico luterano. Il Papa riteneva il compositore tedesco uno “splendido architetto della musica, con un uso ineguagliato del contrappunto, guidato da un tenace ésprit de géometrie, simbolo di ordine e di saggezza, riflesso di Dio”.
Un dialogo con Dio, dunque, quello che compone Bach. Un dialogo che porta l'ascoltatore a dialogare egli stesso con Dio. Lo si comprende dalla sua copiosa produzione musicale. Bach, in questo, faceva continui riferimenti al repertorio di melodie popolari sacre e profane tramandante dal Medioevo. Nel caso delle Passioni egli prese spunto dall'oratorio italiano. Di Passioni Bach ne compongono cinque: purtroppo, le uniche ad essere arrivate intatte sono solo: La Passione secondo Giovanni e La Passione secondo Matteo perché ereditate dal figlio Karl Philipp Emanuel, mentre le altre tre furono perdute dal figlio Wilhelm Friedemann.