“Non poteva esserci luogo più indicato che la Locride per questa giornata”, ha detto il vescovo della Locride, mons. Francesco Oliva evidenziando che questa è una terra che “ha sofferto e soffre. Questa terra è ancora bagnata di sangue e la Chiesa non può che stare vicino a chi soffre, ai familiari delle vittime innocenti”.
Un impegno che la Chiesa ormai fa da anni come dimostrano tante iniziative di legalità ma anche tanti documenti pubblicati.
In Calabria, per esempio, il primo documento è una “Lettera Collettiva” per la Quaresima, firmata dall’intero episcopato e risalente al 1916: un secolo fa. Forte, sin da allora, il messaggio e l’invito ai fedeli e ai sacerdoti a “levare la voce contro certi abusi e profanazione nell’esercizio del culto esterno”.
Documenti raccolti oggi in un volume dal significativo titolo “La ‘ndrangheta è l’Antivangelo” edito da Tau editrice e voluto dai vescovi della regione. Nella prefazione il presidente, mons. Vincenzo Bertolone, che domani sera presiederà a Locri una veglia di preghiera – sottolinea che là dove la “piovra” della criminalità organizzata “attecchisce e miete ancora vittime", la Chiesa “non si limita a far eco, ma dichiara di possedere l’antidoto al veleno mafioso, convinta che contro ogni mafia non basti denunciare, prevenire, punire, ma occorre annunciare da capo il Vangelo della misericordia, della pace e della conversione, in uno sforzo corale di nuova evangelizzazione”.
A Cassano allo Ionio nella sua visita pastorale, nel 2014, Papa Francesco ha evidenziato, come aveva fatto già Giovanni Paolo II in Sicilia, ad Agrigento, che i mafiosi non hanno diritto di essere nella Chiesa: non sono in “comunione” e quindi sono “scomunicati”.
“Questo popolo siciliano è un popolo che ama la vita, che dà la vita”, ha detto Giovanni Paolo II ad Agrigento: “non può vivere sempre sotto la pressione di una civiltà contraria, di una civiltà della morte. Qui ci vuole una civiltà della vita”. Da qui il monito: “Nel nome di Cristo, crocifisso e risorto, di Cristo che è Via, Verità e Vita, mi rivolgo ai responsabili: convertitevi, un giorno arriverà il giudizio di Dio. Era il 1993 e poco prima aveva incontrato i genitori del giudice” Rosario Livatino. “Quando non si adora Dio si diventa adoratori del male. La 'ndrangheta è adorazione del male”, gli ha fatto eco 20 anni dopo, Papa Francesco a cassano allo Ionio: “il male va combattuto, bisogna dirgli di no. La Chiesa deve sempre più spendersi perché il bene possa prevalere. I mafiosi sono scomunicati, non sono in comunione con Dio”.
Ogni tipo di mafia rappresenta la morte: la ‘ndrangheta è “morte per la nostra terra”, ha scritto mons. Oliva in una lettera alla diocesi della Locride diffusa in questi giorni definendola “la causa principale del nostro sottosviluppo”. Oliva invita quindi a stringerci “ai familiari delle tante vittime innocenti delle mafie” facendo “nostro il loro dolore, ponendoci accanto a loro e condividendone la sofferenza" per "trasformare le fragilità ed il dolore in risorse preziose per un cammino nuovo”.
La lettura dei nomi delle vittime innocenti delle mafie e i tanti momenti di ricordo e approfondimento, nello stesso giorno, alla stessa ora unirà Locri con i 4000 luoghi in tutta Italia, in Europa e anche in America Latina. Un 21 marzo diffuso su tutto il territorio nazionale, da Verbania a Olbia , attraversando Rimini, Prato, Ostia, Napoli, Bari, Trapani. E che supera i confini nazionali a sottolineare – “non solo simbolicamente” - che per “contrastare le mafie e la corruzione occorre sì il grande impegno delle forze di polizia e di molti magistrati, ma prima ancora occorre diventare una comunità solidale e corresponsabile, che faccia del ‘noi’ non solo una parola, ma un crocevia di bisogni, desideri e speranze”.
La Chiesa ha risposto anche in con provvedimenti duri e oggi sta ripensando, in alcune diocesi italiane, ai padrini alle madrine nei sacramenti e ad alcune nuove norme nelle processioni come avvenuto nella in alcune diocesi calabresi. In Sicilia l’arcivescovo di Monreale Michele Pennisi, proprio in questa settimana, ha emesso un decreto con il quale stabilisce che non possono essere ammessi all’incarico di padrino del battesimo e della cresima: “coloro che si sono resi colpevoli di reati disonorevoli o che con il loro comportamento provocano scandalo; coloro che appartengono ad associazioni di stampo mafioso o ad associazioni più o meno segrete contrarie ai valori evangelici ed hanno avuto sentenza di condanna per delitti non colposi passata in giudicato”.
Un decreto a pochi giorni dalla Giornata nazionale della Memoria, che fa seguito ad un precedente decreto del 5 maggio del 2014 riguardante i membri delle Confraternite, che si basa su vari documenti della Conferenza Episcopale Siciliana del 1982, del 1994, del 1996 e del 2012 secondo i quali “tutti coloro che, in qualsiasi modo deliberatamente, fanno parte della mafia o ad essa aderiscono o pongono atti di connivenza con essa, debbono sapere di essere e di vivere in insanabile opposizione al Vangelo di Gesù Cristo e, per conseguenza, alla sua Chiesa”.
In tale direzioni anche altre diocesi stanno preparando iniziative che presto saranno rese pubbliche e che continuare a a confermare un impegno comune delle Chiese in Italia per dire no ad a ogni forma di mafia.
Intanto, in preparazione alla giornata oggi a Locri l'incontro tra i familiari delle vittime e domani l'incontro con il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e un momento ecumenico di ricordo delle vittime…
Iscriviti alla nostra newsletter quotidiana
Ricevi ogni giorno le notizie sulla Chiesa nel mondo via email.
Nell'ambito di questo servizio gratuito, potrete ricevere occasionalmente delle nostre offerte da parte di EWTN News ed EWTN. Non commercializzeremo ne affitteremo le vostre informazioni a terzi e potrete disiscrivervi in qualsiasi momento.