Roma , venerdì, 11. aprile, 2025 9:00 (ACI Stampa).
Il nostro viaggio tra i segni della Quaresima continua. Dopo esserci soffermati sul simbolo del numero “quaranta", dopo aver meditato sul "digiuno" e "l'elemosina", è arrivato il momento di meditare sul tema della preghiera.
Sant’Agostino scriveva che il digiuno e l’elemosina sono “le due ali della preghiera”: due ali che aiutano che aiutano la preghiera stessa a giungere a Dio più pienamente. San Giovanni Crisostomo esortava: “Abbellisci la tua casa di modestia e umiltà con la pratica della preghiera. Così prepari per il Signore una degna dimora, così lo accogli in splendida reggia”. La preghiera, fonte prima per poter accrescere il nostro dialogo con Dio. Momento fondamentale della giornata per poter “ricaricare” la nostra anima. Ma anche il nostro corpo. Cristo ci parla della preghiera in diverse occasioni: “Quando pregate, non siate come gli ipocriti, poiché essi amano pregare stando in piedi nelle sinagoghe e agli angoli delle piazze per essere visti dagli uomini. Io vi dico in verità che questo è il premio che ne hanno. Ma tu, quando preghi, entra nella tua cameretta e, chiusa la porta, rivolgi la preghiera al Padre tuo che è nel segreto e il Padre tuo, che vede nel segreto, te ne darà la ricompensa”, così nel Vangelo di Matteo al capitolo 6. E ancora - l’episodio evangelico forse più noto, sempre del capitolo 6 del Vangelo di Matteo - quando Gesù stesso insegna a pregare con il pronunciare il “Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome; venga il tuo regno; sia fatta la tua volontà anche in terra com'è fatta nel cielo”.
La preghiera, dunque, è un atto di umiltà anche: è possibile chiedere l’aiuto del Signore se coscienti della propria condizione di fragilità umana. E proprio la Quaresima è un tempo favorevole per incontrare la misericordia di Dio, e ritornare a sentire che il Signore continua a fidarsi di noi.