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I cristiani perseguitati nel mondo non sono mai stati così tanti

Tra il 2023 e il 2024, i casi di persecuzione di cristiani sono cresciuti, arrivando alla cifra record di 380 milioni. Ecco dove è che essere cristiani significa soffrire

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Tra il 2022 e il 2023, i casi di persecuzione dei cristiani nel mondo erano 365 milioni. Tra il 2023 e il 2024, sono stati registrati 15 milioni di casi in più, per una cifra record di 380 milioni di cristiani perseguitati nel mondo. Il rapporto 2025 di Open Doors, la fondazione che monitora la persecuzione dei cristiani nel mondo, non sembra poter dare segni di speranza. Anzi.

Un cristiano su 7 al mondo è perseguitato a causa della propria fede. Ci sono 13 Paesi – su 100 monitorati – in cui i livelli di persecuzione sperimentati sono livelli estremi, in quella che il rapporto chiama “una impressionante accelerazione” verificatasi negli ultimi 12 anni. Crescono anche i punteggi della violenza, con aumenti significativi in Africa Subsahariana, ma anche in Yemen e Myanmar scossi dalla guerra civile.

Un dato positivo, a ben vedere, c’è: si contavano, nel rapporto presentato lo scorso anno, 4.998 cristiani uccisi. Ora sono 4.476. Il motivo è semplice: sono calate le uccisioni in Nigeria, dove comunque si contano 3100 vittime cristiane.

Poi c’è un dato che sembra positivo, ma positivo non è: gli attacchi alle chiese quasi si dimezzano (da 14.766 a 7.679, ma aumentano case e negozi attaccati (da 27.171 a 27.368), cosa che aumenta gli esodi.

C’è, dunque, una Chiesa profuga, ma anche una “Chiesa nascosta” in Paesi come l’Algeria, la Libia e l’Afghanistan, dove la presenza cristiana visibile diminuisce e i cristiani sono costretti all’isolamento o alla clandestinità.

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Va monitorata, in particolare, la situazione in Asia Centrale, perché in tutti i Paesi dell’area sono peggiorate le condizioni dei cristiani come effetto di un autoritarismo crescente. In particolare, il Kirghizistan ha aumentato i livelli di pericolosità contro i cristiani.

Ma quali sono i luoghi di intolleranza raggiunge il livello estremo? Sono tredici nazioni, guidate dalla “solita” Corea del Nord, da più di venti anni saldamente “maglia nera” di questa speciale classifica con l’eccezione di un solo anno. In Corea del Nord non si può professare la fede in pubblico, e tra i 50 e i 70 mila cristiani sono rinchiusi in campi di lavoro forzato.

Quindi, dal secondo al quinto posto, abbiamo Somalia, Yemen, Libia e Sudan, soprattutto a causa dei conflitti. L’Eritrea scende al sesto posto, ma la situazione nel Paese è costantemente difficile. Solo negli altri Stati è peggiorata.

Al settimo posto, la Nigeria – che è la nazione con più vittime cristiane – quindi Pakistan, Iran e Afghanistan, dove c’è un rallentamento nella persecuzione dopo l’uccisione di tanti ex studenti.

All’undicesimo posto, l’India, preda delle leggi della conversione, dove l’estremismo indù ha portato pesanti conseguenze, e dove nel periodo considerato dal rapporto sono stati uccisi venti cristiani, sono state distrutte 459 chiese, e duemila detenuti sono senza processo.

Dodicesimo posto per l’Arabia Saudita, che ha sperimentato qualche segno di tolleranza sebbene non si possa professare una fede che non sia quella musulmana.

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Il Myanmar, la guerra che ha fatto seguito al colpo di Stato del 2021 ha portato il Paese tra i Paesi dove la persecuzione di cristiani è estrema.

I battezzati in Myanmar rappresentano l’8 per cento della popolazione, e la guerra non li aiuta: sono attaccati con la falsa accusa di accogliere ribelli, mentre nella regione di Kachin ci sono 100 mila cristiani sfollati a causa di violenze.

Detto del Kirghizistan, passato dal 61esimo al 47esimo posto a causa di una involuzione autoritaria, da segnalare anche il Kazakhstan che pure si professava patria della tolleranza e che ha ospitato Papa Francesco l’autoritarismo che ha fatto seguito ai disordini a seguito della crescita dei prezzi dell’energia hanno ridotto le libertà di fede, mentre sono cresciuti matrimoni forzati e stupri.

Diminuisce la violenza in Colombia per effetto del cessate il fuoco temporaneo del febbraio dello scorso anno. Il rapporto dice che il Nicaragua ha diminuito la pressione a causa delle sanzioni imposte da USA, Canada e UE. Sarà. Fatto sta che, nella diocesi di Matagalpa, il governo ha recentemente espulso vescovi e chiuso attività caritative.