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Giubileo di Diamante per la Missione Pontificia per la Palestina

L’arcivescovo Dal Toso, nunzio in Giordania, celebra i 75 anni. Fondata da Pio XII, ha una importanza cruciale nell’aiutare le popolazioni del Medio Oriente

75 anni Missione Pontificia per la Palestina | L'arcivescovo Giampietro Dal Toso celebra per i 75 anni della Missione Pontificia per la Palestina ad Amman | abouna.org 75 anni Missione Pontificia per la Palestina | L'arcivescovo Giampietro Dal Toso celebra per i 75 anni della Missione Pontificia per la Palestina ad Amman | abouna.org

Fu fondata da Pio XII 75 anni fa, dopo quella che viene chiamata dai palestinesi la Nakba, ovvero la catastrofe, vale a dire l’esodo forzato di migliaia di palestinesi dopo la fondazione dello Stato di Israele. E in quest’anno la Pontificia Missione per la Palestina compie 75 anni, portando avanti il lavoro che fu di Pio XII in una situazione regionale che sembra essersi cristallizzata a 75 anni fa.

Il Giubileo di diamante della missione è stato festeggiato con una messa celebrata dall’arcivescovo Giampietro Dal Toso, nunzio apostolico in Giordania e Cipro, presso la chiesa di Santa Maria di Nazareth a Sweifieh, quartiere situato nella zona occidentale di Amman.

“Ciò che Pio XII ha iniziato continua oggi con Papa Francesco”, ha detto l’arcivescovo Dal Toso nell’omelia, tradotta in arabo da padre Rifat Bader, direttore del Centro Cattolico di Studi e Media.

Pio XII fondò l’opera appunto a seguito della cosiddetta Nakba. A seguito della Fondazione dello Stato di Israele, 700 mila palestinesi si trovarono costretti a lasciare città e villaggi. Il loro destino, così come il “diritto al ritorno” dei loro discendenti, è parte centrale del conflitto ancora in corso tra Israele e Palestina.

L’arcivescovo Dal Toso ha sottolineato che sono stati e continuano ad essere anni di sofferenze, ma “il Signore non ci abbandona, e possiamo vedere il dono più grande che ci ha fatto, suo Figlio. In Cristo c’è la prova che Dio non ci abbandona. Lo ha mandato per salvarci”.

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È sulla scia dell’amore di Cristo che si celebra il fatto che 75 anni fa “la Chiesa universale diede vita ad una istituzione speciale per aiutare il popolo palestinese”, sofferenza che non riguardava solo il territorio dello Stato di Israele, ma che toccava anche la Giordania.

La missione, però, non solo ha fornito nel corso degli anni assistenza umanitaria e spirituale ai palestinesi, ma ha anche sostenuto la comunità cristiana e tutte le comunità bisognose che vivono in Terra Santa, attraverso la cooperazione con le Chiese locali, le istituzioni cattoliche e le organizzazioni internazionali.

Si tratta, insomma, di un’opera che la Santa Sede ha compiuto per tutto il Medio Oriente, segno – ha affermato il nunzio – “che la Santa Sede non dimentica ciò che sta accadedo qui e le difficoltà e le tempesta che questa regione sta vivendo”.

In particolare, l’arcivescovo Dal Toso ha ricordato i continui sforzi della diplomazia pontificia nella situazione del conflitto israelo-palestinese, in particolare “per raggiungere la liberazione degli ostaggi e dei prigionieri, il cessate il fuoco e la fine della guerra, sostenendo con la preghiera il popolo palestinese e il loro diritto ad avere uno Stato”.

La Missione Pontificia per la Palestina fu fondata dal Catholic Near East Welfare Association, agenzia sotto la giurisdizione della Congregazione per le Chiese Orientali, che fu incaricata di creare un ente che offrisse sostegno a bambini, famiglie, malati, anziani ed esiliati”.

All’inizio, la Missione doveva sostenere sfollati e rifugiati. Quindi, le Nazioni Unite fondarono l’UNRWA, e così la Missione adattò i suoi programmi per collaborare con l’ONU. Per questo, l’arcivescovo Dal Toso può a ben ragione dire che il lavoro della Missione “è la pietra angolare per la costruzione di un Medio Oriente pacifico”.

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