Città del Vaticano , mercoledì, 23. ottobre, 2019 9:00 (ACI Stampa).
“Gli Africani hanno un profondo senso religioso, il senso del sacro, il senso dell'esistenza di Dio creatore e di un mondo spirituale. La realtà del peccato nelle sue forme individuali e sociali è assai presente alla coscienza di quei popoli, e sentito è pure il bisogno di riti di purificazione e di espiazione”. Lo scriveva Giovanni Paolo II nella esortazione apostolica postsinodale Ecclesia in Africa, pubblicata al termine della I Assemblea Speciale per l’Africa del Sinodo dei Vescovi svoltasi in Vaticano dal 10 aprile all'8 maggio 1994.
“Nella cultura e nella tradizione africane - sottolineava il Papa - il ruolo della famiglia è universalmente considerato come fondamentale. Aperto a questo senso della famiglia, dell'amore e del rispetto della vita, l'Africano ama i figli, che sono accolti gioiosamente come un dono di Dio”.
I Vescovi africani, rilevando “la sete di Dio dei popoli africani”: “per non mandare delusa una simile attesa, i membri della Chiesa devono anzitutto approfondire la loro fede. Proprio perché evangelizzatrice, la Chiesa deve cominciare con l'evangelizzare se stessa. Occorre che essa raccolga la sfida contenuta in questo tema della Chiesa che si evangelizza mediante una conversione e un rinnovamento costanti, per evangelizzare il mondo con credibilità”.
Un tema presente oggi nel Sinodo per l’Amazzonia, si era già palesato nel 1994: quello della inculturazione. “I Padri sinodali - osservava Giovanni Paolo II - hanno a più riprese sottolineato l'importanza particolare che riveste per l'evangelizzazione l'inculturazione, quel processo cioè mediante il quale la catechesi s'incarna nelle differenti culture. L'inculturazione comprende una duplice dimensione: da una parte, l'intima trasformazione degli autentici valori culturali mediante l'integrazione nel cristianesimo e, dall'altra, il radicamento del cristianesimo nelle varie culture. Il Sinodo considera l'inculturazione come una priorità e un'urgenza nella vita delle Chiese particolari per un reale radicamento del Vangelo in Africa, un’esigenza dell’evangelizzazione, un cammino verso una piena evangelizzazione, una delle maggiori sfide per la Chiesa nel continente all'approssimarsi del terzo millenni”.
L’auspicio finale di Giovanni Paolo II era che la Chiesa in Africa potesse ancora “svolgere il suo ruolo profetico ed essere voce di chi non ha voce”.