Quello di Papa Francesco è un discorso breve, che prende le mosse dall’idea di “Patria Grande” di Simon Bolivar, il quale proprio a Panama volle un congresso per cercare di federare le repubbliche dell’area ispanica in America Latina. A Panama, perché quella terra di passaggio, che poco dopo sarebbe entrata sotto il controllo statunitense, era da Bolivar per sua natura destinata ad essere capitale. Il congresso fu chiamato “Congresso anfizionico”, e fu permeato da un ideale di fraternità che, in fondo, è anche quello con cui Papa Francesco riempie i suoi discorsi, e da cui è partito nel messaggio urbi et orbi di Natale 2018.
Fu, quel Congresso, “una convocazione che ci aiuta a comprendere che i nostri popoli sono capaci di creare, forgiare e soprattutto sognare una patria grande che sappia e possa accogliere, rispettare e abbracciare la ricchezza multiculturale di ogni popolo e cultura”.
È proprio a partire da quel sogno di Patria Grande che Papa Francesco delinea Panama come terra “di convocazione e di sogni”.
Di convocazione, perché il popolo di Panama ha la capacità di “creare legami ed alleanze”. Rivolgendosi ai presenti, Papa Francesco nota che “ciascuno di voi occupa un posto speciale nella costruzione della nazione”, chiamato a fare sì che Panama sia sempre terra “di convocazione e incontri”, con impegno e lavoro quotidiano per permettere a tutti di sentirsi “attori del proprio destino, di quello delle proprie famiglie e dell’intera nazione”.
Il futuro di una nazione, nota Papa Francesco, passa “dal futuro attivo (e non solo nominale) di ciascuno dei suoi membri”, e la dignità di tutti va riconosciuta “attraverso l’istruzione di qualità e la promozione di un lavoro degno”, che sono il “miglior antidoto contro qualsiasi tipo di tutela che pretenda di restringere la libertà e sottometta o trascuri la dignità di cittadini, specialmente quella dei più poveri”.
Tra questi, Papa Francesco fa uno speciale accenno ai popoli nativi (Bribri, Buglé, Emberà, Kuna, Nasoteribe, Ngäbe e Waumana), e non è un caso, vista l’attenzione che Papa Francesco ha sempre per le popolazioni indigene, come si è notato dal videosaluto inviato alla pre-GMG indigena a Panama.
Per Papa Francesco, essere terra di convocazione significa “riconoscere e ascoltare” lo specifico di questi popoli, e così di “saper tessere un futuro aperto alla speranza”; capace di “difendere il bene comune al di sopra degli interessi di pochi o al servizio di pochi”.
Il pensiero va ai giovani, i protagonisti di questo viaggio, i quali “con la loro gioia e il loro entusiasmo, con la loro libertà e capacità critica”, esigono dagli adulti e in particolare da quanti sono nella vita pubblica “di avere una condotta conforme alla dignità e autorità che rivestono e che è stata loro affidata”.
Dai giovani viene dunque l’invito a “vivere con austerità e trasparenza, nella concreta responsabilità per gli altri e per il mondo”, avendo una condotta che “dimostri che il servizio pubblico è sintomo di onestà e giustizia, e il contrario di qualsiasi forma di corruzione”.
I giovani – prosegue il Papa – chiedono impegno da tutti per “costruire una politica autenticamente umana” che “ponga la persona al centro come cuore di tutto”, creando così “una cultura di maggiore trasparenza per i governi, il settore privato e tutta la popolazione”.
Ma Panama è anche terra di sogni, che ora sembrano concretizzarsi con la presenza dei giovani, perché in questi giorni – sottolinea Papa Francesco – il paese non è solo un punto strategico per il commercio, ma si trasforma in un “hub della speranza”, un 2punto di incontro dove giovani provenienti dai cinque continenti, pieni di sogni e speranze, celebreranno, si incontreranno, pregheranno e ravviveranno il desiderio e l’impegno di creare un mondo più umano”.
Proprio grazie a questa speranza, i giovani “sfideranno le miopi vedute a corto raggio che, sedotte dalla rassegnazione, l’avidità, o prigioniere del paradigma tecnocratico, credono che l’unica strada possibile passi per il gioco della competitività, della speculazione e della legge del più forte”.
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Prospettive, afferma Papa Francesco, che chiudono il futuro a una nuova prospettiva per l’umanità. Ma in questi giorni, accogliendo i giovani, Panama diventa “terra di sogni che sfida tante certezze del nostro tempo e crea orizzonti vitali, che indicano una nuova consistenza al procedere con uno sguardo rispettoso e pieno di compassione verso gli altri”.
E così, in questi giorni, “saremo testimoni dell’apertura di nuovi canali di comunicazione e di comprensione, di solidarietà, di creatività e aiuto reciproco”, che “danno impulso all’impegno e rompono l’anonimato e l’isolamento in vista di un nuovo modo di costruire la storia”.
Insomma, “un altro mondo è possibile, lo sappiamo e i giovani ci invitano a coinvolgerci nella sua costruzione affinché i sogni non rimangano qualcosa di effimero o etereo, affinché diano impulso ad un patto sociale nel quale tutti possano avere l’opportunità di sognare un domani: anche il diritto al futuro è un diritto umano”.