Città del Vaticano , giovedì, 3. gennaio, 2019 13:05 (ACI Stampa).
“Quando l’utero si trova irreversibilmente in uno stato tale da non poter essere più idoneo alla procreazione, e medici esperti hanno raggiunto la certezza che un’eventuale gravidanza porterà a un aborto spontaneo prima che il feto possa raggiungere lo stato di viabilità, è lecito asportarlo (isterectomia)? Risposta: Sì, perché non si tratta di sterilizzazione”.
E’ questa la risposta della Congregazione per la Dottrina della Fede alla questione insieme ad altre sul tema sull’ isolamento uterino ed altre questioni.
Le risposte sono state pubblicata a luglio del 1993 e “conservano tutta la loro validità, considerano moralmente lecita l’asportazione dell’utero (isterectomia) quando esso costituisce un grave pericolo attuale per la vita o la salute della madre, e ritengono illecite, in quanto modalità di sterilizzazione diretta, l’asportazione dell’utero e la legatura delle tube (isolamento uterino) con il proposito di rendere impossibile un’eventuale gravidanza che può comportare qualche rischio per la madre”.
Una nota nel Bollettino della Sala Stampa della Sante Sede chiarisce come negli ultimi anni siano “stati sottoposti alla Santa Sede alcuni casi, ben circostanziati, riguardanti anch’essi l’isterectomia, che si configurano tuttavia come una fattispecie differente da quella presa in esame nel 1993, perché riguardano situazioni in cui la procreazione non è comunque possibile”.
Il dubbio spiega una nota firmata dal Prefetto della Congregazione il cardinale Ladaria “riguarda alcuni casi estremi, sottoposti recentemente alla Congregazione per la Dottrina della Fede, che costituiscono una fattispecie differente da quella a cui era stata data risposta negativa il 31 luglio 1993” cioè la certezza di un aborto spontaneo in ogni caso. “Qui - si legge nella nota- non si tratta di difficoltà o di rischi di maggiore o minore importanza, ma di una coppia per la quale non è possibile procreare”.